Al Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II

Al Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia

 

Considerata l’incessante attività politica dei medici del Cilento, si renderebbe necessaria una valutazione analitica sull’argomento per spiegarne le cause, con l’aggiunta di un’indagine che riveli, dettagliatamente, l’occupazione delle cariche pubbliche da parte della categoria e l’incidenza considerevole che questa stabilisce circa l’assegnazione delle stesse.

Non c’è comune del grazioso territorio, a sud del Sele, che non veda associazioni, corporazioni e club di medici impegnati, caparbiamente, nel concorrere per la conquista del potere politico. Per certi versi, si ha la sensazione che, nell’area in oggetto, sia in voga uno strano Giuramento di Ippocrate,  contenente una postilla secondo la quale l’attenzione verso i pazienti contempla, necessariamente, la considerazione del loro status di elettori ed elettrici. In pratica, un medico di base, secondo questa teoria, sarebbe tenuto a calcolare per ogni “libretto” (tessera sanitaria) almeno due voti. Va da sé che simili camici bianchi, “gestori” di migliaia di mutuati, rappresentino un veicolo agevole e solido per scalare il potere nella sua forma meno nobile e ideale.

Ancora oggi, evidentemente, il paziente non si sottrae ad una sorta di rapporto subalterno sollecitato dal suo medico di fiducia, che esercita su di lui una volontà che va ben oltre la prestazione professionale a salvaguardia della salute. Come se, dando, o affidando, il proprio suffragio al curatore, il paziente trovasse il modo per aggiudicarsene l’assistenza ai massimi livelli di rendimento, o, comunque, nella versione più attenta e rigorosa. Da parte loro, i medici, una volta preso atto della debolezza caratteriale e della trascuratezza culturale dei loro assistiti, formulano diagnosi e, al contempo, calcolano voti, mischiando ricette e stime elettorali.  Buona parte dei medici di Capaccio, Agropoli, o Vallo, dunque, curano raffreddori, guariscono sciatiche, debellano influenze, senza perdere di vista la possibilità di racimolare voti, legati, in qualche modo, alla malattia che stanno curando: un’inclinazione quasi naturale, ormai, dovuta ad opportunistici risvolti professionali del mestiere esercitato. Altro che addentrarsi nello studio del caso personale, provare il gusto della comunicazione terapeutica, o immergersi nell’aggiornamento scientifico! Voltaire sosteneva che l’arte della medicina consista nel divertire il paziente mentre la natura guarisce la malattia. Nella fattispecie, si potrebbe azzardare che il medico trovi una finalità nel catechizzare il paziente, scongiurando la malattia.

Nel territorio dei templi dorici, quello di Capaccio-Paestum, ad esempio, la grande maggioranza dei medici, messo da parte ogni pudore, ha costituito una vera e propria forza politica, semi-occulta e simil-massonica, che potrebbe determinare i risultati delle amministrative della prossima primavera. Qui, la politica, non è più una materia soggetta a ragionamento, un campo di idee in competizione, o la capacità di mediare i compromessi, essendo, essa, fortemente condizionata da chi prescrive supposte e sciroppi, pillole e compresse, oltre che vietare di bere e di fumare.

Pertanto, sarebbe quanto mai opportuno che gli studenti del corso di Medicina e Chirurgia, che intendono esercitare la loro futura attività lavorativa nel Cilento, sostenessero, obbligatoriamente, ai fini di una più adeguata funzionalità del loro raggio d’azione professionale, un ulteriore e qualificante esame: Igiene e Profilassi del corpo elettorale!

(oscar nicodemo)