Revolution. Révolution. Rivoluzione. A prescindere da quale lingua accompagni la pronuncia di questa parola, il suono è sempre lo stesso: denso, vitale, rigenerante.
Non stare fermo, certo è rivoluzione, così come lo è unire il mio grido a quello di tanti altri.
Riportare allo stato naturale la convivenza civile delle persone, dei popoli e delle razze; ripristinare la legalità e la meritocrazia per tutti; ristabilire l’equilibrio tra Stato e società, è rivoluzione.
Rivoluzione, è dire quel che si pensa, senza timore di apparire irriverenti. Anche detestare senza perdere lo stile, rinunciando all’odio e alla violenza, è rivoluzione.
Riportare alla sua miserabile natura chi, oggi, nei vari campi della vita sociale, a partire dalla politica per finire alla comunicazione, viene smisuratamente sopravvalutato, è rivoluzione.
Ed è, in primo luogo, rivoluzione, riproporre un’adeguata misura di bravura e di competenza per chi esercita un mestiere, in special modo se di natura intellettuale.
Rivoluzione, è riappropriarsi della cultura, intesa nel suo più intimo significato di qualsiasi cosa fatta bene, fosse anche la suola riparata di una scarpa.
Perseguire un’arte popolare e vivere seguendo ideali canoni di bellezza, è sicuramente rivoluzione.
Dare da mangiare ai gatti matti e ai cani sciolti; salutare chi non si conosce e aiutare i più deboli, è rivoluzione.
Senza dubbio, è rivoluzione rileggere i classici e riascoltare le sinfonie, ripercorrendo universalmente il tempo, per non lasciarsi consumare dalla contemporaneità più inespressiva e artificiosa.
Essere in armonia con se stessi, è rivoluzione.
Per tutto questo, io combatto la mia rivoluzione, prendendo le distanze da chi, col proprio banale mestierismo, toglie senso e svilisce di contenuto un’idea comune di cambiamento.
Io, da ultimo degli italiani, non voglio essere rappresentato dalla miserabile natura di chi, oggi, dalle pagine dei giornali e dai banchi della politica, si schiera al fianco della mia causa, raccontandola e difendendola convenientemente, dopo averla offesa, umiliata e tradita.
La mia rivoluzione, è vera ed autentica, ed io ne sono l’unico leader!
(oscar nicodemo)







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