Contemplando le immancabili eccezioni, gli imprenditori turistici di Capaccio-Paestum sono da ritenersi coraggiosi e capaci. Se poi si tiene conto che nessuno dà loro consigli e suggerimenti adeguati, viene addirittura da pensare che rappresentino una sorta di esercito di volenterosi e laboriosi che ben s’ingegnano a trovare motivi di reddito ed economia. Se, infine, si considera che non esiste, sul territorio in argomento, una politica che delinei una cultura delle vacanze e una regolamentazione che ne stabilisca prezzi e modalità, si arriva finanche a pensare che questi siano dei semi-eroi dell’imprenditoria legata alle ferie, alle gite e ai weekend.
Ogni fine estate, da bravi ragionieri, albergatori, ristoratori, negozianti, gestori di lidi balneari e bazar, fanno due conti per calcolare quanto hanno racimolato. Tutti, tranne chi sbaglia la sottrazione tra le uscite e le entrate, sanno quanto hanno guadagnato e chi più, chi meno, tirano avanti e riescono a ritenersi soddisfatti, pensando al peggio. Bisogna che qualcuno (non io) faccia prendere visione a questa gente, che rischia in proprio in un settore tanto fervido e al contempo delicato, delle tante occasioni di guadagno mai messe in cantiere e quindi di un mancato incasso che potrebbe avere del clamoroso. Insomma, probabilmente, i nostri imprenditori sanno quanto guadagnano, ma non immaginano quanto perdono. C’è da evidenziare che la categoria pur operando in un territorio in teoria ambito da viaggiatori di varia tipologia, non è affatto supportata dalla politica che gli amministratori locali riescono a produrre. Naturalmente, ci si riferisce, nello specifico, a quella turistica: l’intero settore, compreso di assessorato, è nelle mani di intelligenze opache, prive di idee ed inclini alle banalità collaudate altrove. Qui non vi è un’organizzazione logistica per valorizzare i vari luoghi del territorio comunale e un programma di arte e cultura che possano richiamare a Capaccio-Paestum un’ingente massa elitaria, ansimante di una qualità (perduta da decenni) che il luogo sarebbe in grado di offrire. Se la politica del governo comunale anziché favorire l’economia turistica, la danneggia così oltremodo, non si capisce per quale motivo gli imprenditori locali del settore non si riuniscano per discuterne e venire a capo delle gravi e sconvenienti negligenze istituzionali. Davvero, chi è investito di una carica, di una delega o di un lasciapassare per combinare disastri, può operare indisturbato per il malessere del comune?
Fino a quando un imprenditore che investe sulle proprie energie mentali e fisiche, poggiando su risorse economiche personali, deve operare in un ambito reso misero dall’incapacità di persone che non hanno altre competenze e incombenze se non quella di occupare una sedia in un consiglio comunale? Se Capaccio-Paestum vuole darsi una scossa per cercare di riprendersi un aspetto migliore e più congeniale, cominci dai suoi imprenditori! Il vero motore dell’economia locale sono loro! La rivolta degli imprenditori sarebbe il primo passo verso un vero cambiamento: intellettuali, studenti e le altre categorie lavorative ne prenderebbero atto per dar corso ad un rinascimento pestano-capaccese.
(oscar nicodemo)






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