Nessun talk, nessun partito, nessun politico e nessun quotidiano danno un’idea reale della mal sopportazione del popolo italiano nei confronti del governo e della politica in generale. Il principale ideologo del liberalismo del novecento, Benedetto Croce, non avrebbe esitato a definire gli stessi opinionisti, che si definiscono liberali e crociani, privi di estetica, non avendo, costoro, nelle loro corde, la predisposizione alla scoperta del particolare. Va da sé che un pensiero solennemente elementare e “non rivelatore”, come quello degli editorialisti dei maggiori quotidiani, andrebbe, preventivamente, cestinato.
Se da un lato ci si chiede come sia possibile essere guidati da una figura così inadeguata come Berlusconi, dall’altro insiste il dubbio sulle reali capacità delle forze dell’opposizione di porre fine ad un disastro sociale che sembra ingigantirsi sempre di più. Il disagio collettivo della nazione appare tanto più grave se si considerano la forma e i contenuti dei soccorritori dell’antiberlusconismo di facciata, in special modo quello dell’ultima ora, esibito in abbondanza sulle pagine delle gloriose testate della nazione. Chi pensa che un malumore così intenso, ramificato e sintomatico di intere sfere lavorative possa essere, in qualche modo, rappresentato da personalità della bad comunication e dello show-businnes, non comprende, fino in fondo, in quale triste situazione versa il proprio paese.
In realtà, in Italia, vi è una coscienza popolare che, man mano, è venuta crescendo e maturando in seguito ad esperienze ripetitive e improduttive, che ne hanno forgiato il carattere, non più pronto a cedere alla vaghezza di fatui tentativi di cambiamento, o a strategie astratte che non tengano conto delle reali esigenze delle categorie sociali. Questa è una nazione che ha una base con una coscienza forte, sana, che sa tenere nel giusto conto le parole e le posizioni di ognuno dei componenti della politica, dell’informazione e delle correnti di pensiero.
Una base, che i politici non riescono più a controllare e a cui la televisione e i giornali non riescono più ad imboccare alcunché; che ha definitivamente modellato una corazza morale per difendersi dalla disinformazione dei media tradizionali e dall’evanescenza dei partiti politici; pronta a ribaltare il rapporto di forza creato dal sistema dominante, che non riconosce diritti e peso politico alle masse non organizzate; matura per iniziare un processo di rivoluzione senza riconoscersi in un leader, poiché la ragione e la passione, l’insofferenza e la disperazione, si assemblano per diventare un simbolico capo carismatico da seguire.
Pertanto, ogni entità, che partecipa al tentativo di cambiare lo stato delle cose, diventa la proiezione più ampia del proprio agire e, nel contempo, ne porta la bandiera. La rivoluzione, dentro ognuno di noi, intesa come cambiamento e rafforzamento critico, è già avvenuta. Quella canonica, originata dall’azione, stavolta, è proprio dietro l’angolo. Solo gli stolti e quelli che scrivono gli editoriali, alla crema di babà, sui quotidiani non lo sanno!
(oscar nicodemo)







Non sembra, ma ormai sempre piu’ Italiani onesti, sono stanchi di questa persona che senza guida non fa nulla.