Forse gli uomini di cultura non pensano più e l’arte, compresa la satira, ha perso la capacità di rendersi partecipe degli eventi che si susseguono. In pratica, si avverte la sensazione che in questo Paese non vi sia più niente e nessuno che interpreti il comune senso del pudore, della moralità, dell’oggettiva bellezza, dell’onestà.
Non c’è un solo quotidiano, che uno, che non abbia la pretesa di apparire il migliore, pur aderendo, banalmente, a strategie politiche di ribaltamento, o adagiandosi, comodamente, su posizioni di governo.
Una testata, tradizionalmente analitica, come “la Repubblica”, più che spingere la sinistra verso qualcosa, è diventato il partito di Eugenio Scalfari ed Ezio Mauro. Il “Corriere della Sera” si è trasformato in un filtro soft tra governanti e governati, galleggiando a metà tra la mediazione governo-popolo e il rapporto insofferente popolo-governo.
“La Stampa” tende ad essere, inutilmente, elitaria; mentre “Il Messaggero” prosegue per una linea grigia che ha dell’istituzionale, come se il giornale fosse un depliant di notizie burocratizzate. Perfino “Il fatto quotidiano”, che ha tanta voglia di stupire, appare, talvolta, smilzo e culturalmente anoressico. Quando il Premier non si espone, con le sue miserabili azioni, e il governo non si rende protagonista di particolari scelleratezze, il giornale si rivela davvero spoglio, non potendo contare sui collaudatissimi sermoni eseguiti magistralmente dal liturgico Travaglio.
Insomma, gli italiani sono privi di un’informazione sana e corretta, influente e rivelatrice, divulgativa ed istruttiva. Cionondimeno, la maggioranza di loro si ritiene informata, facendo affidamento soprattutto sugli approfondimenti televisivi, come se non fosse vero che, tanto sulla carta stampata che in tv, i fatti prendono origine dalle opinioni e non viceversa.
In un clima del genere, tanto confacente a Berlusconi e alla sua coalizione aziendale, si muove, a rilento, l’intellighentia nazional-popolare, generando un chiacchiericcio ad uso simil-politico e vagamente intellettualistico. Normalmente, a generare un sentimento pietistico, intriso appena di rabbia, sono i paladini della sinistra e i liberal-chic, con le loro parole di circostanza e scarso peso. A provocare, invece, un forte sdegno emotivo, ci pensa il battaglione dei rappresentanti e dei difensori del centrodestra governativo, con la sua arroganza e il suo atteggiamento culturalmente trascurato.
Ci sarebbe da chiedersi come sia possibile che il governo di una terra così significativa e sintomatica, che ha dato luogo al Rinascimento, possa essere costituito da persone così imperfette e dozzinali. Evidentemente, qualcosa non quadra. Resta quasi inspiegabile il gusto degli italiani, apprezzato nel mondo, in fatto di moda, di estetica e di dieta, se si considera che ne hanno uno così discutibile in ambito specificamente sociale. La cultura politica della nazione, infatti, è goffamente nota a livello planetario. Da una parte una classse dirigente deprecabile, dall’altra giornalisti, artisti ed intellettuali inespressivi.
Da semplice cittadino italiano, e non in una posizione diversa da questa, mi manca la presenza di un intellettuale come Pierpaolo Pasolini e di un artista come Rino Gaetano.
(oscar nicodemo)






Il coraggio di uccidere un poeta, solo in Italia!