Farsi un’idea di ciò che sta succedendo in Italia, per chi si affida alla lettura dei quotidiani e dei tg nazionali, può risultare cosa ardua quanto fallace.
Un oscurantismo ideativo coinvolge pienamente quasi tutte le componenti sociali del Paese, soprattutto i partiti politici e la critica ufficiale, per meglio dire quella più diffusa. Se un Paese manca di osservatori attenti ed avveduti, va da sé che rischia di non avere punti di riferimento per l’elaborazione di una coscienza collettiva. Critici, politologi e sociologi, sembrano che girino a vuoto su loro stessi, producendo a dismisura ovvietà che non spiegano alcunché.
A meno che non lo si sappia fare, nessuno osa dirci perché mai versiamo in una condizione politica istituzionale di così bassa leva; perché siamo sottoposti ad un sistema sociale che pone barriere a chi non si accoda ad un potere, anche il più miserabile; perché, infine, si lasciano le nuove generazioni in balìa di un destino incerto, non permettendo loro il diritto al confronto di merito.
Il sistema Italia, dalla politica all’informazione, oggi, si regge su figure professionali di indecente qualità e moralità. Da noi, politica e stampa rappresentano un solo corpo. Vi è una stampa governativa ed una di opposizione, proiezioni dei rispettivi interessi economico-politici.
Non vi è, dunque, una stampa in quanto tale, segnata da un’etica di fondo e depositaria di una buona dose di onestà intellettuale, prerogative, queste, necessarie per informare correttamente ed esercitare una onesta funzione di controllo sull’attività politica.
Ecco perché, agli italiani, per venire a capo dei mali della loro nazione, conviene leggere e ascoltare giornali e notiziari stranieri. Basta tradurre il New York Times, Le Monde, o il Financial Times per prendere visione dello squallore di cui si contorna la nostra classe dirigente; oppure ascoltare gli inviati della BBC o di Antenne 2 per essere realmente informati sull’indice di gradimento del modello italiano all’estero. Gli osservatori stranieri, contrariamente a quelli di casa nostra, registrano una paziente e civile “resistenza” di una cospicua fetta della popolazione, fatta da persone moralmente ed intellettivamente integre, più cittadini e cittadine del mondo che di un’Italia in cui non si riconoscono, non solo a causa della cattiva politica.






non tutti i giornali italiani sono inaffidabili. L’esperimento del Fatto Quotidiano mi sembra un caso positivo in cui i giornalisti sono riusciti a realizzare un prodotto indipendente dai poteri forti.
All’estero direi che c’è meno paura, e i giornalisti lavorano con più responsabilità.