Sarà una coincidenza, ma il progressivo disfacimento del berlusconismo coincide con quello altrettanto graduale della vendita di giornali. Editorialisti dal pensiero fiacco e osservatori che non illuminano su alcunché tolgono molta credibilità a giornali e riviste, provocando una disaffezione dei consumatori di notizie che ha nella necessità di una lettura esigente il motivo predominante del rigetto nei confronti della carta stampata.
Ma, ovviamente, nessuno ne parla e ne scrive. Tanto la stampa che si dichiara libera e liberale, che quella chiaramente asservita a poteri economico-politici, se ne guardano bene dall’affrontare un simile argomento. E per forza! Si dovrebbe spiegare, ad esempio, perché nessun giornale abbia avuto sentore dell’aria di cambiamento che si respira in giro e che ha portato prima, alle vittorie di Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli, e, subito dopo, al raggiungimento facile del quorum referendario.
Se si tiene conto dei tanti siti che nella rete annunciavano un’opinione pubblica attivata in un’inversione di tendenza , va da sé che i giornalisti sono stati ridimensionati oltremodo dai blogger. Scrittori gli uni e scrittori gli altri, ma questi ultimi sembrano avere una marcia in più rispetto ai primi, che disabituati a pensare per conto proprio producono analisi apatiche e del tutto inadeguate alla realtà del momento.
Per quanto tv e giornali cercano di convincere la gente che a sconfiggere il berlusconismo siano stati Bersani, Di Pietro, Vendola e compagnia bella, resta una convinzione generale che a smuovere le acque sia stata una rivoluzione gentile e spontanea, sviluppatasi nel web, a cui ha preso parte leggiadramente, ironicamente e passionevolmente, un vastissimo campione variegato della società italiana, a partire dai disagiati per arrivare all’alta borghesia. Vi è una consapevolezza popolare di sentirsi artefici di un rovesciamento di valori che ripristina più legalità, più rettitudine, più eguaglianza. Si è finalmente compreso che avere fede nella propria sensibilità porta più avanti di qualsiasi arzigogolo da prima pagina di un giornale.
La politica non può più prescindere dal web, dove, se l’intenzione e l’atteggiamento dell’interlocutore non rivelano autenticità, difficilmente riceverà attenzione e considerazione. Negli States, i blogger (di professione) siedono in prima fila alle confereze stampa del presidente Obama; in Italia essi anticipano argomenti, svelano verità nascoste, indicano nuovi angoli d’osservazione, ma non vengono invitati da nessuna parte. In Italia, ovviamente.
(oscar nicodemo)






Ho letto questo articolo e come blogger mi sono pienamente riconosciuto nelle sue parole; l’ho voluto anche segnalare sul mio blog, in quanto esprime molto bene ciò che da tempo vado scrivendo su di esso. Mi farebbe piacere una sua visita. Grazie e a presto