Coloro che sono deputati ad elargire analisi e riflessioni, nel nostro Paese, hanno sempre scritto e parlato fin troppo di Berlusconi e mai abbastanza del berlusconismo: una verità, questa, tanto facile, da non essere nemmeno considerata di striscio dai grandi pensatori, abituati ad addentrarsi in arzigogoli in apparenza ben più complicati, che, in verità rivelano una natura ciarlieria, intrisa di aria fritta.

Quando, ad osservare i risvolti politici che determinano lo sfascio di una nazione sono persone sovrastimate e del tutto inadeguate al ruolo assegnato loro dal solito, ripetitivo e nauseabondo potere ecclesiastico-massonico-politico-mafioso, va da sé che che l’opinione resta orfana di qualsiasi stimolo utile a creare consistenti barriere ideologiche al regime dominante. Viene, in tal modo, a crearsi un’insofferenza generale non omogenea, che si traduce in un malcontento collettivo privo di un’identità ben precisa, condizionata e caratterizzata dalla confusione più totale: si sa chi incarna il male di cui disfarsi necessariamente, ma non si ha una strategia unica e comune per combatterlo e distruggerlo, poiché gli interessi di parte, particolari e di gruppo prevalgono tanto nell’esercizio del potere, quanto nell’azione di chi intende rovesciarlo.

Così, si stenta a capire perché mai l’avveduto Bersani abbia difficoltà a lavorare intorno ad un’idea decente di rilancio di una sinistra efficace e moderna, Veltroni ricomponga un’ammucchiata pseudo-ideologica all’interno del Pd, Casini dispensi ancora dichiarazioni in nome e per conto del popolo italiano, Di Pietro abbia così vistosamente allentato la morsa dell’opposizione al governo Berlusconi, Vendola si trastulli tra un piacevole dandysmo politico e convention glamour.  Vuoi vedere che, alla fine, alla faccia delle articolate analisi, dei giudizi eruditi e delle deduzioni scientifiche, la politica italiana sarà decifrabile da quel prospetto di filosofia popolare, patrimonio cuturale di qualsiasi uomo di piazza? Non si avrà che l’opinionismo più avanzato di questo pays encroiable sia proprio quello del pio e rassegnato volgo? Di fronte ad un sospetto del genere, bisogna, per forza, elaborare in linguaggio corrente, almeno una delle espressioni più sintomatiche del repertorio etnico delle provincie rurali della penisola: quel “vengono fuori tutti dallo stesso impasto“, troppo immediato e risolutivo per essere preso in seria considerazione dagli autori dei gargarismi letterari di molti giornali, indica, verosimilmente, con una semplicità disarmante, che, nello scenario della politica, la competizione tra le parti, potrebbe anche rivelarsi, beffardamente, come il gioco delle parti.

Per la miseria, reinterpretare l’humus del popolo potrebbe rappresentare una manna per gli scrivani dell’informazione! E, invece, costoro preferiscono, sciaguratamente, affidarsi ai rigurgiti del loro pensiero smussato, perseverando ad eruttare in sequenza parole acidose che esprimono, unicamente, un’igiene mentale sconveniente.

Quale persona, che faccia un uso discreto della propria ragione, potrebbe indicare in Berlusconi e nei suoi farseschi ministri, i protagonisti assoluti del disastro culturale, sociale e politico che pervade la nazione? Ovvio, che in tutti i settori della vita pubblica e sociale, in special modo in quello della comunicazione, si possono riscontrare atteggiamenti e posizioni che se non si sono spesi per la diffusione del berlusconismo, non lo hanno, certamente, ostacolato con la dovuta decisione ed efficacia. Naturalmente, qui, giornalisti come Feltri, Belpietro, Ferrara e Sallusti e testate come “Libero”, “Il Foglio” e “Il Giornale”, non necessitano di una considerazione.

Pertanto, il dilagare del berlusconismo, in ragione delle indecisioni dei partiti e della scarsezza intellettuale dei maitres à penser della stampa ufficiale, non ha mai trovato un vero e proprio nucleo di opposizione, nè nelle istituzioni, né nella cultura della società civile.

Volendo dar retta, dunque, alle sollecitazioni che emergono dal basso, che, contariamente a quelle calate dall’alto, hanno il pregio della genuinità e della praticità, resta da stabilire, una volta appurato che le formazioni partitiche devono rigenerarsi con nuovi “impasti”, chi tra i giornalisti, gli opinionisti e gli osservatori di sorta, sia responsabile delle brutture del berlusconismo in conseguenza di una avvilente incapacità professionale e chi lo sia per una miserabile connivenza. Si potrebbe azzardare un elenco, ma, nel mondo dell’infotainment, chi dà fuoco alle polveri, facendo, anzitempo, nomi e cognomi, si brucia.

Il processo penale di Berlusconi, è il sogno di tanti italiani. Il processo dialettico di chi, in condizioni specifiche e adeguate, non ha saputo e voluto opporsi al berlusconismo è solo un’esigenza di natura puramente ideale e speculativa, originata dal risentimento personale dell’ultimo degli italiani e dei blogger, che, di sotto, in minuscolo, appone la sua firma sull’acqua.

(oscar nicodemo)