Scilipoti scrive un libro, Brunetta viene riconosciuto ufficialmente “cretino”, Alfano dichiara di essere il segretario del partito degli onesti e il Pd gioca alla politica invece di determinarne una adeguata al momento. Mentre, lo Strega diventa sempre più un premio (il)letterario che si risolve con trattative diplomatiche, i giornali perseverano in una accidiosa ripetitività che non fa vendere copie, l’arte contemporanea sembra aver smarrito ogni ruolo e la temperatura (anche quella dell’insofferenza generale) sale in maniera insostenibile.

Nulla, dunque, di cui rallegrarsi. Più di qualcosa, al contrario, di cui sorridere non senza amarezza. L’italia, in periodo di fine berlusconismo, si presenta come svuotata: due delle attività fondamentali, soggette a ragionamento e che reggono una democrazia, sembrano affette da una sorta di autismo ideativo. La politica, infatti, sembra girare a vuoto su se stessa, con un disarmante Pd incapace di accollarsi una proposta di rilancio e un centro-destra ormai smarrito e disorientato. Mentre, l’informazione non riesce ad andare oltre il miserevole resoconto dello sfacelo del governo guidato da Berlusconi, riportandone misfatti e risvolti con maniacale cura decorativa ed eccessiva predilizione per il grottesco, sì che al caricaturale si aggiunge il patetico.

Tra gesta di ministri tragi-comici e reportage di giornali patetici si dissove l’attenzione generale degli italiani. Un tentativo di smorzare la forza e la luminosità di una poderosa volontà, largamente popolare, di cambiare lo stato delle cose, sembra essersi calato, come una sorta di gigantesca coperta, sullo scenario nazionale. Una morale espressa in virtù di una nuova cultura e di un costume rinnovato, evidentemente fa paura a chi, oggi, grazie allo status quo e indipendentemente dalla posizione assunta rispetto ad esso, gode di una posizione di privilegio.

Pertanto, ai berlusconiani, ai simil-anti-berlusconiani e agli attendisti, non preme che si dia luogo a rivoluzioni ideologiche che cambino gli attuali rapporti di forza. Ecco, perché, politicanti di palazzo, addestrati a gestire gli umori di piazza, e tromboni stonati dal pensiero smussato, dediti ad un opinionismo di conservazione, fanno, rispettivamente, della politica e del giornalismo due attività  ferme, riluttanti verso qualsiasi forma di esigenza e di richiamo della collettività in cui operano.  Resta la rete, con i suoi blog pertinenti e la leggiadria di facebook a dare contro-indicazioni per non cadere nella trappola dei furbi di ogni tempo, di quelli che hanno un timore fottuto di essere delegittimati, perchè quello che producono è il derivato di un lavoro scadente ed eticamente discutibile.

Finito il berlusconismo, si spera non inizi il post-berlusconismo, o l’antiberlusconismo, ma qualcosa di profondamente diverso.

(oscar nicodemo)