Considerati anche i tempi di prescrizione da lui desiderati, come a Pipino anche a Silvio sta a pennello “il breve”. Il re carolingio governò la Francia dal 751 al 768, mentre l’avventuriero di Arcore è in scena dal 1994: dovesse, quest’ultimo, essere mandato a casa dagli italiani nell’anno in corso, avrebbe in comune con Pipino una carriera politica durata 17 anni. Altre correlazioni tra Pipino e Silvio, tranne quella facilamente intuibile, sarebbero azzardate. Il figlio di Carlo Martello sapeva sapientemente tessere ragnatele diplomatiche (i rapporti con la Santa Sede lo portarono all’incoronazione), mentre la vocazione comica e l’attitudine al falso teatro del Premier italiano ne pregiudicano ogni valutazione circa le sue capacità di negoziatore internazionale. Da Gheddafi a Putin, il Cavaliere predilige nei rapporti di amicizia con gli altri leader, com’è noto, gli affari personali a quelli di Stato e seppure avesse la medesima scaltrezza di Pipino, a trarne vantaggio non sarebbe il Paese ma le sue holding.

Sono talmente tanti i motivi di riflessione che portano a definire Berlusconi  Silvio il breve, che per forza maggiore tanta parte di essi non potrà essere riconducibile e comparabile alla figura del Re medievale. Per cui, un’analogia più dettagliata e meno ludica tra il monarca e il caimano sarebbe, com’è logico, fuori luogo.

Intanto, Silvio il breve, perché egli ama le scorciastoie giudiziarie che gli permettono di farla franca; perché egli ha un concetto minuscolo della cultura; perché egli guarda ad un passo da sé quando dice di agire e lavorare per far stare meglio gli italiani; perché egli promette, in men che un attimo, di risollevare i luoghi colpiti da calamità naturali, come L’aquila e quelli afflitti dalla disorganizzazione di una politica ambientale, come Napoli, o, quelli in balìa del caos internazionale di natura socio-politica, come Lampedusa; perché egli dà poca importanza al confronto dialettico; perché egli pensa da corto quando agevola e promuove carriere di smidollati di oscena mediocrità; perché egli ama circondarsi di donne di minore età; perché egli, nello spazio di un tempo stringato, non avrà più tra le mani lo scettro del potere… E si potrebbe continuare a dismisura. In tutti gli esempi citati, il minimo comune denominatore, come si potrà notare, è espresso da un concetto di brevità.

Tuttavia, della brevità del suo antagonista l’intera sinistra non ha saputo mettere in mostra che la bassa statura fisica. Il che, francamente, evidenzia, anche in modo imbarazzante, i limiti di un pensiero fiacco che sguazza dai giornali ai banchi del parlamento, ovviamente passando per la tv. E qui, s’introduce una sorprendente verità, sotto gli occhi di tutti e considerata da tanti, ma non dalla schiera di osservatori che ha fatto della sinistra il proprio datore di lavoro, rimuovendola come campo di critica e di ideali. Il fatto nuovo è questo: vi è una popolazione di non militanti, dalle sfumature professionali più diverse, che danno dell’attuale classe dirigente un giudizio molto più ponderato ed efficacemente critico dei giornali schierati con l’opposizione e dei rappresentanti che questa esprime. In altre parole, in Italia, vi è una base antiberlusconiana, molto più avveduta ed esigente dei partiti e della stampa che vorrebbero rappresentarla. Pare ovvio che, nella sede istituzionale della politica, se da una parte vi sono seduti coloro che arraffano per sé e i loro protetti quanto più è possibile, dall’altra vi è gente che non è in grado di rappresentare alcunché, se non la pochezza che esprimono e le proprie ambizioni personali, non collimanti affatto con le esigenze popolari.

Eppure, tutto il mondo è consapevole che il breve Silvio andrebbe messo, con le dovute maniere, di fronte ad un imperativo categorico! (quello kantiano, ovviamente). Solo un minchione può far la morale a Berlusconi per i famigerati comportamenti da lui adottati in pubblico e in privato, adagiandosi, suo malgrado, su nevrastenici sermoni moraleggianti che tradiscono un pessimo livore e un antiberlusconismo fanatico (che spesso coincide con un berlusconismo latente). E molti editoriali dei nostri quotidiani nazionali sono firmati da mancati preti del genere. Perchè comprare un giornale per leggere congetture simil-liturgiche che hanno una debolezza di riflessione disarmante? Perchè affidare a persone, con un sapere saccente e scolastico, l’analisi di quello che sta succedendo intorno alla politica e alla società italiana, se dall’osservazione di costoro viene fuori un ragionamento flebile e privo di energia mentale?

A Silvio e contro di Silvio, per via dei suoi atteggiamenti e dell’uso che fa del potere, tanta gente vorrebbe solo che si dicesse, semplicemente e alla maniera di Kant, che un comportamento è da considerarsi morale, senza possibilità di confutazione, quando è universalmente riconosciuto come tale, giusto in ogni momento e in ogni situazione. Ogni mancata applicazione di questo comportamento costituisce, a giusta ragione, un’azione immorale. Punto! Il nucleo filosofale di Kant non dà nessuna possibilità ai mistificatori di mestiere, come Giuliano Ferrara, di tessere pezze di copertura per rimediare ai buchi della veste sconcia del Presidente del Consiglio.

Berlusconi è inadeguato nel ruolo che ricopre, non perché lo afferma la sinistra, che ha ormai perso ogni autorevolezza, avvalendosi di un pensiero smussato e ripetitivo, ma perché lo sostiene a chiare lettere la storia, la filosofia, la sociologia e, soprattutto, una concezione della politica nella sua versione più moderna.

Silvio il breve, apparirà sempre più invulnerabile con un sinistra dal pensiero corto, e il sistema perverso su cui egli ha modellato la classe dirigente continuerà a trascinare la nazione nel regresso culturale ed economico più nefando. La filosofia pregnante e dai riflessi illuminanti offre, con  Spinoza, una via di salvezza quando, questi, afferma che si può arrivare al culmine di un processo conoscitivo con l’intuizione. Che dire e, soprattutto, cosa augurarsi, dunque? Che la sinistra e le altre componenti avverse al “regno” di Re Berlù ritrovino mediante l’istinto, quello che hanno perso mediante il ragionamento: ossia, la stima e la fiducia della gente.

Diversamente, Silvio il breve rischia di diventare perfino lungo.

(oscar nicodemo)